Disconoscimento post provetta

L’approvazione, avvenuta mercoledì  scorso in commissione Affari sociali della Camera, di un emendamento che contraddice la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita – nella parte che consente alla donna che abbia avuto un figlio grazie alla provetta di disconoscerlo, al momento della nascita, come avviene per le donne che lo hanno avuto da una gravidanza naturale – è figlio di una grande confusione politica, oltre che un tentativo piuttosto maldestro di attaccare una legge che, al momento, rimane invariata.
21 AGO 20
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L’approvazione, avvenuta mercoledì scorso in commissione Affari sociali della Camera, di un emendamento che contraddice la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita – nella parte che consente alla donna che abbia avuto un figlio grazie alla provetta di disconoscerlo, al momento della nascita, come avviene per le donne che lo hanno avuto da una gravidanza naturale – è figlio di una grande confusione politica, oltre che un tentativo piuttosto maldestro di attaccare una legge che, al momento, rimane invariata. La confusione, va detto, tocca in particolare ciò che rimane del Pdl e l’Udc (ma tutti i gruppi hanno votato a favore, a parte la Lega).
Se la legge 40 esclude espressamente che quel disconoscimento possa avvenire, non è per un intento vessatorio o discriminatorio. In primo luogo, chi si sottopone a pratiche di fecondazione in vitro sa bene che cosa sta facendo e non può certo invocare l’imprevedibilità di una gravidanza indesiderata. Ma, soprattutto, il vero nodo da considerare – e l’abuso che si vuole evitare – è che il disconoscimento post partum dopo una gravidanza ottenuta con la provetta nasconda pratiche di mercificazione come l’utero in affitto o la compravendita di gameti, proibite espressamente dalla legge italiana. Così, introdurre quell’emendamento (proposto da Antonio Palagiano dell’Idv) alla proposta di legge sulle garanzie del parto in anonimato come mezzo per evitare gli aborti (vero oggetto della valutazione in commissione Affari sociali) appare come una bordata a distanza alla legge 40.
Maldestra, si diceva, perché la legge in esame (“Norme riguardanti interventi in favore delle gestanti e delle madri volti a garantire il segreto del parto alle donne che non intendono riconoscere i loro nati”) è passata solo in prima lettura in commissione e non ha nessuna speranza di essere approvata entro la fine della legislatura, e quindi non può modificare la legge 40 sul punto del disconoscimento, che rimane intatto, nonostante l’attivismo dell’Idv e nonostante la distrazione di Pdl e Udc. Ma l’effetto di gettare fumo negli occhi al fine di rendere più vacillante la già molto attaccata legge 40 è stato raggiunto. E davvero si poteva evitare.